
29 ottobre 2009, all’Alcatraz di Milano si attende per il live di James Morrison, reduce da una precedente prestazione, in luglio, al Lucca summer festival.
Dopo una breve introduzione della figlia di Zucchero, Irene Fornaciari, è il momento che il concerto inizi ma il giovane inglese si fa attendere un po’.
Finalmente il live inizia e parte, a dire la verità, con un po’ di difficoltà.
James si muove, salta, canta e suona ma la voce sembra proprio non ingranare.
Le prime canzoni, nonostante un buon feeling tra i musicisti e nonostante l’innegabile svantaggio della mia posizione (proprio sotto il palco e quindi oltre le casse), non mi convincono molto ed è proprio allora che noto un piccolo particolare: una tazza fumante appoggiata vicino alla batteria alla quale Morrison si abbevera al termine delle canzoni.
Allora si insinua in me il dubbio: non è che il ritardo sai dovuto ad un mal di gola (per altro di stagione) del cantante e che dentro la tazza ci sia un qualche infuso per placarlo??
Di più, probabilmente una pera di cortisone lo ha aiutato, come spesso si fa in questi casi, a lenire il mal di gola e, infatti, dopo qualche canzone, la voce torna e lo show si fa interessante.
Una gran versione di Call the police, con un gran bel solo del chitarrista alla quale si aggiungono classici come wonderful world, broken strings e you give me something, rendono il concerto piacevole anche se non esaltante; lamento, infine, l’assenza di qualche pezzo a mio avviso immancabile come the pieces don’t fit anymore e one last chance.
C’è tempo anche per un siparietto quando, durante l’esecuzione di if you don’t wanna love me, salta l’impianto audio (pessima figura per l’Alcatraz) e James, zittito dal microfono, intrattiene il pubblico imitando la macchietta di un ballerino e scambiando qualche battuta con le prime file.
Per spezzare una lancia in suo favore, però, devo ricordare che la performance di Lucca è stata strepitosa e che, come già spiegato, probabilmente il ragazzo non godeva di salute perfetta perciò non ritiro il consiglio, a suo tempo fatto, di ascoltarlo con attenzione, nella speranza che il suo prossimo concerto mi dia ragione.
Marco Tiboni






