
L’atmosfera è senz’altro magica: l’arena di Verona; il tempo grazia le migliaia di supporters arrivati da ogni dove; tutto sembra pronto per un gran concerto.
Ad aprire il tutto, verso le 20:00, una frizzante Anastacia che con qualcuno dei suoi pezzi più famosi accende un po’ il pubblico, in attesa del vero re o meglio, visto il titolo, il vero baronetto della serata.
Alle 21:00 eccolo arrivare sul palco: Elton John.
Si apre con Funeral for a friend, a seguito Goodbye yellow brick road e una personale e rivisitata versione di Rocket Man, allungata all’inverosimile ma piacevole e trascinante.
Non mancano pezzi dal “nuovo” album (2001) come I want love.
La serata si fa nuvolosa ma il tempo regge e un Elton John un po’ imballato durante le prime canzoni incomincia a riproporre una serie di vecchi successi come sorry seems to be the hardest world, candle in the wind e tiny dancer, di sicuro effetto sul pubblico che gli tributa diverse ovazioni e spesso si alza in piedi per applaudirlo.
La collezione è completa: l’inglese si produce in una magistrale Don’t let the sun go down on me e chiude lo spettacolo con your song non senza, poco prima, aver ricordato l’amico Michael Jackson.
Certo, il vecchio cantante non raggiunge più i falsetti che tanto usava negli anni passati e ora è costretto a sopperire con qualche espediente, rivisitando alcuni pezzi dei suoi brani senza però nulla togliere ad un ottimo spettacolo, fatto di tante emozioni e tanti ricordi, vittima, forse, di un acustica non ai livelli della performance.
Unica vera pecca della serata, a mio avviso, è stata la truffa ai danni degli spettatori perpetrata dagli organizzatori del concerto che hanno, evidentemente, venduto più biglietti di quanti potessero vederne, costringendo almeno duecento spettatori (se non di più) a sedersi nella parte di arena inizialmente chiusa al pubblico, sistemandoli o davanti alle casse, impossibilitati a vedere al meglio la performance o, addirittura, alle spalle di Elton John cosa che, per 50 euro, non deve assolutamente succedere.
Marco Tiboni



