venerdì 26 settembre 2008

Mississippi, nuovo brano di Dylan in anteprima

Annunciata oggi l'uscita del nuovo brano di Bob Dylan, Mississippi, tratto dall'album Tell Tale Signs, album-raccolta di canzoni inedite del menestrello di Duluth dal 1989 ad oggi, in vendita dal 3 ottobre.

Sul Buon Rock puoi ascoltarlo in anteprima.

mercoledì 24 settembre 2008

Il saluto di Gilmour a Wright - Remember a Day

Doveva/poteva essere l'ultima apparizione di Richard Wright on stage e si è trasformata in un tributo meraviglioso, gonfio di intensa commozione.
David Gilmour era stato invitato al "later Show" di Jools Holland per promuovere il suo "live at Gdansk" (nel quale suona anche Wright), e la morte improvvisa del suo amico, il "suo" tastierista con il quale aveva un'empatia musicale ineguagliabile lo aveva convinto ad annullare tutto.
Ci mancherebbe; Holland, suo caro amico, aveva perfettamente capito.
Invece qualcosa ha spinto la Band, non solo Gilmour, a mettersi su quel palco; sinceramente avevo trovato l'idea un po' seccante, la promozione di un dvd in quel momento, la scelta di The Blue (da On a island, ultima collaborazione dei due Floyd) mi aveva , lo devo ammettere, deluso e irritato.
Così negli ultimi giorni ho quasi ignorato l'attesa del ritorno sul palco di David Gilmour.
Per fortuna mi sbagliavo, la band si convinse in quel momento a donare il miglior tributo possibile al loro compagno di viaggio del "tour più bello della sua vita (Wright)". Scelsero infatti di preparare Remember a day, A saucerful of secrets, 1968.
LA canzone di Richard: testo intenso, affogato nel ricordo, dell'assenza (Syd?), pianoforte incalzante e denso di psichedelia. Per quella canzone, gli estri nascenti di Gilmour e Waters accompagnavano geniali il protagonista. Lui, per questa volta.
A mio gusto (e in tempi non sospetti), un capolavoro di quei tempi.
Credo che Gimour non la suonasse da 40 anni. E ieri sera l'ha suonata.
Lascio a voi eventuali commenti, per me questa performance è uno dei momenti più alti della storia dei Pink Floyd. Sì, avete letto bene: Pink Floyd.

venerdì 19 settembre 2008

L'ultima volta



L'ultima reunion dei Pink Floyd.

Articoli correlati:
- Shine on you crazy diamond (Richard Wright) di Marco Tiboni
- The Great Gig in the Sky di Flore

mercoledì 17 settembre 2008

Shine on you crazy diamond (Richard Wright)


Quando ne sono stato informato ancora non volevo crederci…è stato così fulminante, una cosa del tutto inaspettata.
Questa breve biografia vuole ricordare i passi fondamentali di un grande protagonista.
È proprio il caso di dirlo…il mondo della musica perde uno dei suoi astri più splendenti e non lo dico per falsa retorica ma perché stiamo parlando di una delle manti fondatrici di uno dei gruppi più importanti della storia della musica rock e progressive: Richard Wright dei Pink floyd.
Richard William Wright nasce nell’Hatch end di Londra il 28 luglio del 1943; adolescente si iscrive al London College of Music ma abbandona poco dopo per iscriversi al politecnico dove fa due incontri che gli cambieranno la vita: conosce Roger Waters e Nick Mason.
Con loro comincia un amicizia e una collaborazione musicale incentrata su ritmi classici Rhytm ‘n’Blues ma è il successivo incontro con il quarto componente Syd Barret, che il gruppo cambia nome in Pink Floyd e trova una propria dimensione in un ambiente psichedelico e progressivo.
Barret è senz’altro l’estro creativo del gruppo, il più folle e, nel vero senso del termine, psichedelico, che apre il gruppo a nuove sonorità e a esperimenti scenici con le luci e le diapositive.
Per problemi di droga, che adombreranno la sua mente, Barret sarà allontanato dal gruppo e sostituito con David Gilmour, eclettico quanto fantastico chitarrista, formando così la classi cline up del gruppo.
Wright, un po’ più nell’ombra rispetto ai compagni, ha contribuito a molti brani epici della band:Shine on you crazy diamond, Echoes, The great gig in the sky, Us and them; senza dimenticare le composizioni in Ummagumma e Atom earth mother (sysyphus e summer).
Gli anni ’80 vedono il suo allontanamento dal gruppo per problemi, sempre smentiti dal diretto interessato, anche se Wright continua a suonare nei tour dei Pink Floyd con la qualifica, però, di musicista stipendiato.
Nell’album The final cut dell’83 è il primo della band a cui Wright non contribuisce; nell’84 forma gli Zee ma il progetto è un insuccesso.
Nell’87 viene richiamato da Gilmour nel gruppo, orfano già da quattro anni di Waters, nell’88 partecipa all’uscita di The delicate sound of thunder ( a mio parere un album stupendo ed eccezionale) e nel ’94 scrive molti brani di The division Bell continuando, a lato, la sua carriera solista con collaborazioni illustri.
Nel 2006 Wright torna a collaborare con Gilmour nell’album On an Island, con grande successo di critica e pubblico, partecipando poi stabilmente ai live di Gilmour in giro per il mondo.
L’estrazione jazzistica di Wright non gli ha impedito di entrare sinuoso nell’ambiente psichedelico creando le sonorità che caratterizzeranno i Pink Floyd, sublimate dagli assoli di Gilmour.
Il 15 settembre 2008, a sessantacinque anni, il cancro porta via Richard Wright dall’affetto dei suoi cari e di milioni di fan.
Se n’è andato via inaspettatamente, senza fare rumore, eppure l’impronta che ha lasciato nei nostri cuori è quella di un gigante, impossibile da cancellare, impossibile da dimenticare.
Anche se non più fra noi, nessuno ti dimenticherà…risplendi, pazzo diamante…grazie Richard.

Marco Tiboni

lunedì 15 settembre 2008

The Great Gig in the Sky

Richard William Wright
July 28, 1943 - September 15, 2008

"And I am not frightened of dying, any time will do, I don't mind. Why should I be frightened of dying? There's no reason for it, you've gotta go sometime."
"I never said I was frightened of dying."


sabato 6 settembre 2008

James Morrison (il ritorno del Tibo)


Dopo una lunga pausa, dovuta per lo più ad un blocco dello scrittore non ancora del tutto risolto, che mi ha tenuto lontano dal blog per un po’ di tempo, torno finalmente a scrivere su queste pagine per consigliare, a chiunque sia disposto ad ascoltarmi e a fidarsi del mio gusto, della buona musica.
Se mai fosse possibile parlare di un self-maid man, nel mondo della musica, il caso che vi sottopongo calzerebbe a pennello.
Oggi vorrei parlarvi di James Morrison (no! Non James Douglas Morrison dei Doors), un giovane cantautore inglese uscito alla luce della ribalta nel 2006.
Una voce vera, dura e graffiante che canta dei testi forti, pieni di emozioni maturate alla luce delle esperienze di vita poco felici che questo ragazzo ha fatto.
James nasce a Rugby il 13 agosto del 1984 in una famiglia povera, disastrata dai debiti e da un padre degenere che se ne va via quando James è ancora un ragazzino.
L’esperienza segnerà particolarmente la madre che sarà soggetta ad una continua depressione e che, coperta dai debiti, trascinerà con sé i figli in continui trasferimenti dovuti a sfratti e pignoramenti.
A nove anni si trasferisce a Northampton. James e i fratelli sono costretti a farsi tutto da loro, in casa e fuori, poiché la madre è oberata di lavoro e l’inserimento nella comunità non riesce particolarmente bene al giovane Morrison.
Quanto meno, dal punto di vista musicale, a Morrison, non manca niente: la madre, componente di una band in gioventù, ha una ricca collezione di dischi che spazia dai Pink Floyd a Michael Jackson fino a Van Morrison dalla quale James attinge l’humus che farà fermentare in lui il seme della musica.
La passione della chitarra, come spesso succede, nasce per merito di un parente, lo zio, che gli insegna alcuni riff e che Morrison suona ogni sera, trovando forse, nello strumento, una forte valvola di sfogo ai suoi problemi quotidiani.
La famiglia si trasferisce a Porth dove, finalmente, l’ambiente sembra essere più amichevole e coinvolgente e dove James comincia a suonare con gli amici e per le strade, racimolando così anche qualche sterlina per contribuire al bilancio familiare e attirando una vasta folla di gente che apprezza la voce roca del soul man.
Imitando i suoi idoli, tra cui Otis Redding, James trova un suo modo di esprimersi e un suo particolare stile che lo convincono a studiare ad alti livelli musica.
Gli studi però non vanno benissimo, ad un ottima pratica accompagna una teoria stentata e fatta controvoglia (compensata però da una sorta di orecchio assoluto che gli consente di riprodurre fedelmente note appena ascoltate).
Dopo la scuola però, James, si mette a lavorare e perde di vista la sua passione per la musica seguendo la sua fidanzata Gill a Derby, dove trova impiego in autolavaggio.
Licenziato da questo lavoro si rassegna all’idea di rientrare a Porth, vedendo sempre più lontane le serate passate a suonare nei pub, vedendo sfumare quell’attimo di modesta notorietà che la sorte gli aveva fatto assaporare.
Qui c’è la svolta perché, si sa, nella vita ci vuole iniziativa personale ma anche il fattore C.
James incontra un chitarrista che aveva conosciuto in passato il quale lo tira dentro al progetto di incisione di un CD demo che viene notato dall’ex A&R Spencer Wells che lo incontra, si innamora della sua voce e gli procura un contratto con la Polydor e il produttore Martin Terefe (KT Tunstall).
Il 2006 vede l’uscita di “undiscovered” che, oltre alla Cover track, contiene successi come “You Give me something” e “wonderfull world”.
Morrison trae ispirazione dalle proprie esperienze per scrivere i testi, parla di amici d’infanzia finiti nella polvere, sbandati e senza un futuro (undiscovered), di un conoscente che, travolto dalla droga, non ha più chance e speranze (one last chance), della madre, che lo ha deluso ma alla quale vuole comunque un gran bene ( this boy), della visione pessimistica del mondo ormai allo sbando (wonderfull world) o di sentimenti distrutti dagli eventi più forti (the pieces don’t fit anymore).
Insomma una voce carica di sentimento, graffiante roca, molto soul accompagnata da una chitarra acustica ben ritmata che crea sonorità classicheggianti ma del tutto nuove per il soul inglese, il tutto concentrato in un ragazzo di 24 anni che peserà al massimo una sessantina di chili: una forza della natura che attraverso mille difficoltà ci ha portato la sua musica alle nostre orecchie…tendiamole!
Personalmente consiglio l’ascolto integrale del primo cd, “undiscovered”, con particolare attenzione ai brani “Wonderfull world”, “One last chance”, “The pieces don’t fit anymore”, “Call the police”, “Undiscovered” e “this boy”…vi piaceranno sicuramente.
In prossima uscita (fine settembre NdR) il nuovo album “Songs for you, truth for me” e del singolo estratto “You make it real” al quale presto un occhio (e un orecchio) di riguardo e che è possibile ascoltare in anteprima al sito www.jamesmorrisonmusic.com.
Buon ascolto
Marco Tiboni